Nel contesto familiare si danno normalmente per acquisiti i principi di rispetto reciproco, solidarietà e tutela dei più deboli. In questo quadro ideale dovrebbe essere esclusa qualsiasi forma di aggressione. Tuttavia, la realtà mostra che episodi di violenza diretta e violenza assistita possono manifestarsi anche all’interno del nucleo domestico, assumendo la forma di attacchi psico-fisici tra i membri della famiglia. Quando si analizzano questi fenomeni, la distinzione tra violenza diretta e violenza assistita appare spesso priva di reale fondamento sotto il profilo del disvalore delle condotte. Anche quando i figli non sono destinatari immediati dell’aggressione, l’esposizione continuativa a comportamenti violenti all’interno della casa produce effetti lesivi sul loro equilibrio e sul loro sviluppo. La giurisprudenza penale, con riferimento al reato di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 c.p., ha infatti riconosciuto la responsabilità anche in presenza di comportamenti vessatori non rivolti direttamente ai figli minori. Il reato può sussistere quando i minori siano coinvolti indirettamente come involontari spettatori delle liti tra genitori che si svolgono all’interno delle mura domestiche. Purché sia accertata l’abitualità delle condotte. In questi casi, la situazione integra un quadro di violenza diretta e violenza assistita che compromette il benessere dei minori. Anche la giurisprudenza minorile ha sottolineato la gravità del fenomeno. Il giudice minorile ha ritenuto che costituiscano maltrattamenti nei confronti dei minori non soltanto le violenze esercitate direttamente su di loro. Ma anche quelle compiute da un genitore contro l’altro in presenza dei figli. In tali situazioni, la violenza diretta e violenza assistita diventa un elemento rilevante anche ai fini della valutazione della responsabilità genitoriale (La responsabilità genitoriale). Potendo condurre nei casi più gravi alla decadenza dalla stessa. In conclusione, nel diritto e nella prassi giudiziaria emerge con chiarezza che violenza diretta e violenza assistita rappresentano due manifestazioni di un medesimo fenomeno di maltrattamento familiare. La tutela dei minori richiede quindi di considerare entrambe le situazioni come lesive della loro dignità e del loro sviluppo, anche quando i bambini non sono destinatari immediati degli atti di aggressione. La famiglia dovrebbe essere il luogo del rispetto e della protezione reciproca. Non sempre però questo equilibrio viene mantenuto. Anche all’interno delle mura domestiche possono manifestarsi forme di violenza diretta e violenza indiretta, che alterano profondamente il clima familiare e incidono sulla serenità dei figli. La sopraffazione familiare raramente si esaurisce con semplici momenti di pacificazione. Le pause nel conflitto non eliminano il problema, ma spesso rappresentano solo una sospensione temporanea delle tensioni. In questo contesto, la violenza diretta e violenza indiretta continua a produrre effetti anche quando non si manifesta apertamente. Gli effetti della violenza indiretta sono spesso silenziosi, ma lasciano segni profondi nello sviluppo emotivo e relazionale dei minori. Proprio per questo motivo il sistema normativo prevede strumenti di contrasto alla violenza domestica. L’ordinamento interviene con misure sanzionatorie e cautelari dirette a punire il responsabile e a proteggere la persona offesa. L’obiettivo è interrompere situazioni di violenza diretta e violenza indiretta e impedire che il soggetto vulnerabile resti esposto a nuovi episodi di aggressione. Accanto alla tutela penale, esistono anche strumenti di protezione nel diritto civile. Le pronunce adottate ai sensi degli articoli 330 e 333 c.c. consentono al giudice di intervenire quando il comportamento dei genitori risulti gravemente pregiudizievole per il figlio. In presenza di gravi motivi può essere disposto l’allontanamento del genitore responsabile oppure del familiare convivente che maltratta il minore o rende l’ambiente domestico dannoso. Il comportamento genitoriale gravemente lesivo non si manifesta soltanto attraverso maltrattamenti o gravissime trascuratezze. Può emergere anche attraverso il disinteresse verso i figli, l’incapacità di garantire una presenza educativa stabile o l’assenza di un adeguato sostegno affettivo. Anche condotte caratterizzate da incostanza, irresponsabilità o dipendenza da sostanze possono creare un contesto familiare segnato da violenza diretta e violenza indiretta. Con conseguenze rilevanti sul benessere e sulla crescita del minore.
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